Data governance: perché il futuro è delle data-driven company | NTT DATA

mar, 03 maggio 2022

Data governance: perché il futuro è delle data-driven company

Trarre valore dai propri dati sarà sempre più importante per le aziende, ma è necessario mettere in campo i giusti processi

A cura di Alessandro Santi, Practice Leader "Data Driven Transformation"

In una società sempre più digitale, i dati stanno diventando un elemento centrale: ogni nostra azione e ricerca su internet fornisce informazioni su chi siamo e cosa ci interessa, informazioni che per ragioni diverse e per attori diversi possono assumere lo stesso, fondamentale, valore. Questo riguarda anche l’organizzazione del lavoro per le aziende. Il valore basilare del dato consiste nella sua capacità di produrre informazione, da tramutare poi in conoscenze. Ogni azienda deve guardare quindi ai dati come a un suo asset, ma con alcune importanti differenze rispetto a tutti gli altri asset: prima di tutto perché è immateriale, intangibile, può essere costantemente modificato aumentandone il valore e senza che si consumi; inoltre, perché è un’arma a doppio taglio in grado di produrre sia valore sia disvalore. Se infatti si prende per buono un dato che in realtà non lo è, senza in sostanza che questo sia certificato, tutta l’informazione generata da esso può essere pericolosa e quindi dannosa per i processi decisionali che ne derivano. Le aziende che oggi hanno piena consapevolezza di questi aspetti vengono definite “data-driven company”. 

Le caratteristiche di una data-driven company
Società di questo tipo si caratterizzano dal fatto di aver compreso pienamente il valore economico e produttivo dei dati e dalla capacità, conseguentemente, di mettere in campo i processi utili e necessari per far sì che questi generino valore, e quindi profitto. Questo vuol dire attrezzarsi per proteggere le informazioni, renderle di qualità (ovvero certificare che siano corrette e affidabili), controllarle, integrarle e qualificarle affinché siano fonte di conoscenza. Progettare e realizzare una strategia di data governance è il primo passo verso questa direzione e si tratta di una condizione necessaria - ma non sufficiente - per trasformarsi in una data-driven company. Un dato infatti può essere semplicemente venduto come un prodotto, che viene ceduto in cambio di denaro; lo stesso dato, però, può essere analizzato e diventare la base per costruire dei modelli analitici che prevedano, ad esempio, le vendite in un preciso lasso temporale, e questo vuol dire offrire dei consigli che possono diventare informazioni e quindi conoscenza per le aziende. 

Come una data-driven company valorizza i propri dati

Un altro cambiamento culturale fondamentale per poter sfruttare al massimo i dati e il loro potenziale è la fiducia nel processo di data governance adottato dall’azienda. Si tratta di un passaggio chiave ma non immediato: i modelli che vengono costruiti partendo dai dati forniscono informazioni non sempre facili da comprendere, disegnano scenari che la mente umana non riesce a concepire. Per questo bisogna fidarsi di quello che emerge dai dati e avere il coraggio di prendere decisioni senza basarsi sul sentimento umano, che talvolta può far sembrare più sicure alcune  scelte rispetto ad altre. I dati non hanno sentimenti o preconcetti, se sono corretti e certi non fanno altro che evidenziare fenomeni reali e quindi, se si vuole essere realmente una data-driven company, bisogna comprendere questo prima di qualunque altra cosa. 

Una volta compiuto questo passo, la data governance consente di creare modelli organizzativi per gestire i dati e le informazioni, di avere la tecnologia più adatta a supporto della sicurezza, della qualità e degli stessi modelli analitici; infine, permette di avere un quadro più preciso nella gestione operativa del personale. 
Chi non utilizza adeguatamente i dati non solo rischia di essere tagliato fuori dal mercato, ma anche di dover sostenere costi: avere sistemi dati ridondanti, con un basso livello qualitativo o non controllati, produce generalmente disvalore, non consente di focalizzare adeguatamente gli investimenti e produce di fatto perdite economiche e di tempo. 

Moltissime aziende in tutto il mondo sono ormai ampiamente orientate in questa direzione. Anche in Italia, gli investimenti stanno crescendo e con buone previsioni per il triennio 2022-2025. Quelli che prima erano considerati progetti vaghi dai costi certi, adesso vengono osservati sotto un’altra luce, con la consapevolezza che in futuro il dato sarà ancora più centrale. 


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