Banche, giocate d’anticipo: perché i crypto-asset sono un mercato da non sottovalutare | NTT DATA

mar, 27 aprile 2021

Banche, giocate d’anticipo: perché i crypto-asset sono un mercato da non sottovalutare

Oggi sono sempre di più le aziende che stanno offrendo servizi basati su queste tecnologie: ecco perché le banche tradizionali devono essere molto attente

A cura di Francisco Spadafora, Head of Blockchain

Il mondo Blockchain fino a qualche anno fa aveva tutta l’apparenza di essere qualcosa da “nerd”, riservato solamente a persone estremamente competenti in ambito tecnologico e che aveva pochi risvolti nella vita reale. Oggi non è più così. Come evidenziato da CoinMarketCap, stiamo parlando di un mercato che ad aprile 2021 vale oltre 1500 miliardi di Euro: valori così importanti, e raggiunti in così breve tempo, hanno reso questo nuovo approccio alla finanza una vera e propria realtà che avrà sempre più spazio nei prossimi anni. I Bitcoin, la più popolare tra le criptovalute oggi esistenti, entreranno nel futuro prossimo nella quotidianità del mercato finanziario e per questo è bene che anche le banche tradizionali, che fino a questo momento hanno guardato a questa tecnologia come a qualcosa di marginale, inizino ad attrezzarsi per offrire servizi che li contemplino, per evitare che i propri clienti si appoggino ad altre fintech per acquistarli. 

Cosa sta succedendo 
Inizialmente, per via della loro natura molto tecnologica, priva di regolamentazione e altamente volatile, a occuparsi di criptovalute sono state aziende di settore, startup e innovatori. Offrivano delle opportunità nuove, la possibilità di creare da zero una nuova infrastruttura finanziaria alternativa al sistema tradizionale su cui gestire dei nuovi asset nativi digitali. Per molti anni i due mondi hanno viaggiato separati, da una parte le startup e fintech che offrivano la possibilità di gestire le criptovalute, e dall’altra il sistema finanziario tradizionale che se ne stava ben alla larga. 
Oggi questi due mondi pian piano si stanno incontrando.
Startup e fintech nel frattempo sono cresciute, al punto che alcune si stanno quotando in borsa e stanno ottenendo licenze per offrire servizi bancari, come hanno già fatto alcune banche crypto-native in Svizzera.
Il trend finale è rappresentato da tutte quelle banche, a pieno titolo membri dell’industria tradizionale di settore, che hanno iniziato ad avvicinarsi a questo nuovo approccio finanziario.

VIsta parziale del simbolo dell'euro

Molte banche stanno uscendo dalle proprie posizioni tradizionali per esplorare altri servizi che si basano sull’uso dei Bitcoin: tra questi c’è la possibilità di gestire e comprare criptovalute presso la banca. Questo è un passo fondamentale per le banche di oggi che vogliono rimanere competitive, perché permette loro di non perdere liquidità e al tempo stesso crearsi nuove fonti di ricavi. I servizi basati sulle criptovalute, che vanno da quelli di custodia, a quelli di compravendita e di invio/ricezione di denaro stanno diventando la normalità: i Bitcoin devono entrare tra le tante opzioni che ogni banca offre ai propri clienti, perché è ormai stato comprovato che se a farlo non saranno le banche, ci penseranno altre realtà. Questo concetto è stato ormai compreso e applicato da molte banche in tutto il mondo, ma in Italia da questo punto di vista siamo ancora indietro. L’intento di NTT DATA è quello di guidare le banche nel prendere consapevolezza della trasformazione in atto, aiutandole a comprendere meglio quali siano i rischi legati ai crypto-asset per una banca, gli step per ottenere l’approvazione dalla Banca d’Italia, le opportunità di business e supportandole anche nell’implementazione tecnologica grazie al know-how relativo alla gestione in sicurezza e cloud-native dei crypto-assets. 

Il futuro 
La gestione della liquidità mediata dalla tecnologia blockchain rappresenta il presente, ma al tempo stesso la base per il futuro. Questo nuovo modo di approcciarsi alle dinamiche e alle operazioni finanziarie apre una finestra su un mondo in cui non sarà più necessario l’intervento umano per gestire operazioni di questo genere. I soggetti finanziari saranno sempre più decentralizzati e basati su sistemi che comunicano tra di loro senza la necessità dell’intervento umano. Sta nascendo un mondo in cui tutte le regole della finanza saranno gestite da software robotici che sanno esattamente cosa fare: potranno, ad esempio, applicare tassi di interesse ai prestiti, così come calcolare se un investimento possa essere fruttuoso o meno per l’azienda. Esattamente come sta succedendo in altri settori, come quello dei trasporti, il domani ci porta verso un mondo in totale automazione. Oggi questa competizione non è ancora reale, così come non lo è quella tra le banche tradizionali e quelle che offrono servizi di blockchain. Si tratta di una competizione relativa che però presto può diventare decisamente accesa; perché al momento la maggioranza dei clienti è ancora saldamente legata alle banche tradizionali, ma nuove realtà stanno nascendo sempre con maggiore velocità e presto questa competizione, oggi solo in potenza, può diventare pericolosamente concreta. Quello che devono fare le banche, anche in Italia, è giocare d’anticipo e non aspettare che sia il mondo dei crypto-asset a bussare alla porta ma andare loro, per prime, verso questa realtà, iniziando a offrire servizi che contemplino questa tecnologia, così da non correre il rischio di esserne sopraffatte. 



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