La rivoluzione dell’internet of everything: la vera natura dell’IOT | NTT DATA

mar, 16 novembre 2021

La rivoluzione dell’internet of everything: la vera natura dell’IOT

Per stare al passo, è fondamentale cambiare approccio: il focus non è sugli oggetti ma sugli utenti. Solo così le macchine sono realmente smart

A cura di Marco Provolo, IOT Business development Strategist

Quando si parla di Internet delle Cose (Internet of Things - IoT) generalmente ci si riferisce ad una definizione che descrive l'interconnettività di sensori e dispositivi intelligenti.
Tuttavia, questo è un concetto tutt’altro che nuovo: già nella seconda metà del XX secolo iniziarono gli sviluppi di protocolli machine-to-machine (M2M) in grado di mettere in comunicazione piccole unità logiche, senza che esse prevedessero intervento umano.

Ciò che costituisce una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche degli ultimi vent’anni, l’IoT, esprime il suo valore grazie alla coesistenza di diversi fattori: l’accesso a sensoristica economica e low-power, una connettività pervasiva, le piattaforme di cloud computing e l’intelligenza artificiale, sono parti fondamentali dell’ecosistema tecnologico che consentono una migliore intelligenza nei processi e portano semplicità ai servizi nella vita di tutti i giorni.

Ciò nonostante, un tipico errore è far coincidere l’IoT con la tecnologia. Per spiegare questo concetto è emblematico analizzare quello che è considerato il primo progetto IoT della storia, ancor prima che il termine venisse coniato, diciannove anni dopo. 
Nel 1980, al dipartimento di computer science della Carnegie Mellon University, David Nichols pensò come collegare un distributore automatico di bibite alla neonata Arpanet, il precursore di Internet, che in quel momento collegava circa 300 computer in tutto il mondo, per ricevere informazioni circa lo stato delle bibite.
L’ufficio di Nichols era relativamente lontano dall’edificio del distributore, e c’erano buone possibilità che la macchina fosse vuota o fosse stata appena riempita con bibite calde.
La decisione di leggere le informazioni dei LED del distributore automatico e renderle accessibili a vari utenti, nasce da un insieme di caratteristiche tipiche di chi sviluppa software: dipendenza dalla caffeina, pigrizia e necessità di creare qualcosa di utile.
Il cambio di prospettiva è significativo: l’attenzione non è su ciò che la macchina è in grado di fare, ma piuttosto su ciò che la macchina può comunicare.

Un nuovo approccio sistemico
La comunicazione è direttamente legata alle relazioni, ed esse ai servizi. Progettare cose connesse vuol dire disegnare il modo in cui viviamo e interagiamo, riducendo il confine tra il mondo fisico ed il mondo dei dati.

Come la rivoluzione delle comunicazioni mobili, la rivoluzione dell’IoT presenta delle incredibili opportunità per le aziende e tutti coloro che offrono servizi. Ma solo per quegli attori che sono preparati.
La trasformazione digitale che l’IoT offre è caratterizzata da una così alta pervasività che richiede una trasformazione radicale. Spesso le iniziative di digitalizzazione nascono da necessità economiche o produttive, ma frequentemente gli effetti sono sulle organizzazioni e sulle persone. 
Il passaggio dall’Internet dei Media, all’Internet delle Cose, impone quindi un approccio Human-centered, in grado di analizzare la relazione tra le persone ed il mondo circostante, e di individuare nuovi servizi ed opportunità.

Dai bisogni degli utenti è possibile creare dei prodotti davvero smart

I sensori connessi, gli elettrodomestici smart o nuove infrastrutture come il 5G, sono solo un piccolo tassello nella rivoluzione tecnologica in atto. Se nel mondo della realtà aumentata (AR) si parla Internet of Holograms, oggi sembra più appropriato parlare di Internet of Everything (IoX), con l’idea di suggerire un continuum tra reale e digitale.

Progettare ecosistemi mettendo le persone al centro 
Appare dunque chiaro come il semplice approccio a “oggetti connessi” sia limitante, mentre è più logico iniziare a considerare il contesto in cui tutti gli attori sono in grado di avere relazioni tra di loro. Il rapporto tra gli oggetti non è più “uno ad uno” ma uno a molti e al tempo stesso molti a molti.
Comprendere gli ecosistemi nei quali si opera permette di realizzare iniziative che hanno la capacità di espandersi e portare cambiamenti in contesti molto più ampi del loro iniziale perimetro.

All’aumentare della complessità non tutto può essere interamente pianificato e progettato. Ecco perché l’adattabilità offerta dall’IoT è una caratteristica fondamentale e rappresenta uno dei principali punti di forza nell’approccio alla digital transformation.
La capacità di offrire servizi flessibili, ed al contempo resilienti, abilita una maggiore comprensione dei cambiamenti, un processo decisionale più rapido ed efficace, una presenza su scala globale.
L’approccio human-centered permette di creare soluzioni allineate con i desideri e le necessità della società che stiamo costruendo.

La capacità di creare collaborazioni, basate sulla trasparenza e sulla fiducia, il confronto con gli attori dell’intero ecosistema, e l’apertura ad imparare, permettono di rendere qualunque azienda più aperta, predisposta ai cambiamenti, con prospettive più ampie e concentrate su obiettivi e priorità, evitando di percorrere strade che - già oggi - rappresentano il passato. 

 


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