Difesa software-defined per il futuro dell’Europa | NTT DATA

ven, 10 luglio 2026

Dai sistemi alla sovranità: perché la difesa software-defined è fondamentale in Europa

Le forze armate hanno bisogno di sovranità digitale per mantenere la propria operatività mentre il conflitto si estende ai domini cyber, dell'intelligenza artificiale e della guerra ibrida.

Le forze armate hanno bisogno di sovranità digitale per mantenere la propria operatività mentre il conflitto si estende ai domini cyber, dell'intelligenza artificiale e della guerra ibrida. 

Il conflitto ibrido — in cui la forza militare convenzionale si combina con operazioni informatiche, guerra dell'informazione, pressione economica e interruzioni digitali — ha reso evidente un aspetto fondamentale: la sovranità nel settore della difesa è diventata una sfida sempre più complessa. 

Per gli Stati membri europei della NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord), la sfida consiste sia nell'adottare tecnologie avanzate sia nel garantire che tali capacità rimangano controllabili, trasparenti e resilienti anche sotto pressione. 

In questo contesto, per sovranità si intende la capacità di decidere, operare e adattarsi in modo indipendente, anche in condizioni degradate o quando alcune dipendenze vengono compromesse. La difesa software-defined rende questa sovranità concretamente realizzabile consentendo alle organizzazioni della difesa di evolvere le proprie capacità attraverso software, dati, piattaforme sicure e modelli operativi orientati all'intero ciclo di vita, anziché affidarsi ai tradizionali cicli di modernizzazione incentrati sull'hardware. 

In questa intervista, Pieter Minack, Industry CTO Federal and Defense di NTT DATA, e René Indefrey, Head of Industry Consulting: Defense and Dual-Use, illustrano le implicazioni pratiche di questo approccio, concentrandosi sugli insegnamenti tratti dai conflitti più recenti. Spiegano inoltre come NTT DATA collabori con organizzazioni della difesa, produttori e partner tecnologici per progettare capacità software-defined che coniughino controllo nazionale, resilienza operativa e interoperabilità tra le alleanze militari. 

La crescente importanza della sovranità 

Perché la sovranità è diventata un tema centrale nelle moderne operazioni di difesa multidominio? 

La sovranità rappresenta il fondamento della libertà operativa. Se non si ha il controllo dei propri sistemi, non si ha il controllo delle proprie decisioni. 

Con la crescente digitalizzazione delle operazioni militari aumentano anche le dipendenze: software, piattaforme dati, servizi cloud e catene di fornitura diventano elementi critici. La sovranità serve proprio a ridurre queste dipendenze, garantendo che le forze armate possano operare, adattarsi e mantenere le proprie capacità senza fare affidamento su soggetti esterni, soprattutto in situazioni di crisi o di conflitto. 

Per i Paesi europei della NATO, ciò significa preservare l'autorità nazionale di comando mantenendo al contempo la piena interoperabilità con gli alleati. Questi due obiettivi non sono in contrasto tra loro, ma devono essere progettati congiuntamente fin dall'inizio. 

La sovranità sembra un concetto semplice. Perché è così difficile da realizzare nella pratica? 

Negli ultimi dieci anni, le organizzazioni della difesa hanno investito massicciamente nelle tecnologie digitali per aumentare velocità, precisione e consapevolezza situazionale. Oggi i dati circolano continuamente tra reti, piattaforme e domini operativi, dando origine a una nuova realtà nella quale il cyberspazio è diventato un dominio operativo fondamentale, al pari di terra, mare, aria e spazio. 

Se non si comprendono e non si controllano pienamente le proprie infrastrutture IT, si rischia di perdere rilevanza operativa. Le comunicazioni informatiche e la cybersicurezza non sono più semplici funzioni di supporto: sono capacità essenziali per il successo della missione. 

Questa complessità dimostra perché la sovranità non possa essere aggiunta in un secondo momento. Deve essere integrata fin dal primo giorno nelle architetture, nei modelli di governance e nei concetti operativi. 

Lo stesso vale per la difesa software-defined, che richiede un cambiamento culturale e organizzativo: passare da un approccio basato sui progetti a uno orientato al prodotto, con pratiche DevSecOps sicure, una chiara responsabilità lungo tutto il ciclo di vita e un flusso continuo di feedback dalle operazioni all'ingegneria. 

I progressi nei sistemi di difesa 

Cosa hanno rivelato i conflitti recenti, come la guerra in Ucraina, sulla guerra digitale e ibrida? 

Hanno dimostrato quanto profondamente sia cambiato il modo di combattere. Le capacità tradizionali — artiglieria, mezzi corazzati e difesa aerea — restano fondamentali, ma oggi operano all'interno di un ambiente fortemente digitalizzato. I sistemi autonomi e guidati tramite GPS consentono livelli di precisione impensabili solo vent'anni fa. Parallelamente, la guerra elettronica, le operazioni cibernetiche e la manipolazione delle informazioni influenzano gli esiti del conflitto ben oltre la linea del fronte. 

Per i Paesi della NATO, la lezione è chiara: le capacità digitali non sono più un complemento facoltativo, bensì un elemento essenziale della deterrenza e della difesa. I ritardi negli investimenti in sistemi senza equipaggio, autonomi e digitalmente interconnessi dimostrano quanto rapidamente la percezione delle minacce possa rimanere indietro rispetto alla realtà operativa. 

In che modo la cyberdifesa va oltre la protezione dei sistemi militari? 

La cyberdifesa è strettamente legata alla resilienza dell'intera società. Gli attacchi ibridi prendono sempre più di mira le infrastrutture critiche — reti energetiche, sistemi di riscaldamento, trasporti e comunicazioni — oltre agli asset militari. Le campagne di disinformazione mirano invece a minare la fiducia dei cittadini e la coesione sociale dall'interno. 

Per questo motivo, il cyberspazio deve essere considerato uno dei pilastri fondamentali della difesa. Proteggerlo significa preservare la continuità delle funzioni essenziali dello Stato e mantenere la fiducia dell'opinione pubblica. Sebbene molti incidenti informatici rimangano classificati, il loro impatto complessivo è di natura strategica e non semplicemente tattica. 

In che modo l'integrazione tra IT e OT influisce sulla sovranità e sull'agilità, in particolare nell'industria europea della difesa? 

In tutti i settori industriali, le tecnologie operative (OT) stanno diventando sempre più software-defined. Lo stesso principio si applica anche alla difesa. I sistemi cyber-fisici — che integrano in modo profondo elaborazione informatica, reti e processi fisici — dipendono oggi da livelli software che coordinano sensori, attuatori e sistemi di controllo all'interno di piattaforme d'arma e sistemi di sorveglianza. 

La questione non è più scegliere tra IT e OT, ma comprendere come queste due componenti possano operare in modo integrato. Per i produttori del settore difesa ciò significa anche collegare i sistemi di Enterprise Resource Planning (ERP), Product Lifecycle Management (PLM), Application Lifecycle Management (ALM) e Manufacturing Execution System (MES), affinché requisiti, configurazioni, versioni software, stato della produzione e feedback provenienti dall'intero ciclo di vita possano essere gestiti come un unico flusso digitale controllato. 

Una maggiore integrazione aumenta la capacità di adattamento e la disponibilità operativa, ma richiede una progettazione accurata. Sovranità non significa isolamento: significa adottare una strategia di integrazione consapevole, definendo con precisione i confini entro cui gli strati più profondi delle tecnologie operative rimangono strettamente controllati. 

L'obiettivo, quindi, non è l'isolamento, bensì il controllo consapevole delle dipendenze critiche. Un approccio software-centrico ai sistemi cyber-fisici favorisce la modernizzazione e la prontezza operativa nel lungo periodo, ma rende ancora più importante la cybersicurezza, poiché gli effetti di un attacco informatico possono avere conseguenze dirette sui sistemi fisici. 

Come l'intelligenza artificiale rende i sistemi di difesa più resilienti 

Perché l'IA è così importante e al tempo stesso così delicata nella difesa software-defined? 

La digitalizzazione ha prodotto una quantità di informazioni tale da non poter essere elaborata efficacemente da un comandante o da uno stato maggiore senza strumenti di supporto. I sistemi di comando e controllo assistiti dall'intelligenza artificiale sono ormai indispensabili per analizzare i dati, costruire un quadro situazionale accurato e accelerare il processo decisionale. 

L'IA consente reazioni più rapide e decisioni di maggiore qualità, soprattutto negli scenari in cui il fattore tempo è determinante. Tuttavia, la sovranità rimane un requisito imprescindibile. I sistemi di intelligenza artificiale non possono essere "scatole nere": devono essere trasparenti, spiegabili e governati da regole chiare. 

Per raggiungere questo obiettivo servono solide basi di IA sovrana, basate su pipeline di dati affidabili, governance dei modelli, tracciabilità delle decisioni, punti di approvazione umana e ambienti di distribuzione sicuri che garantiscano il controllo sui dati sensibili e sulla logica decisionale. 

La responsabilità finale continua comunque a ricadere sulle persone. L'intelligenza artificiale supporta il giudizio umano, ma non lo sostituisce. Una governance chiara e la piena tracciabilità delle decisioni sono indispensabili, soprattutto nelle operazioni di combattimento e nel rispetto delle regole d'ingaggio previste dalle alleanze militari.

Sicurezza e prontezza operativa: elementi imprescindibili

Cosa significa resilienza a livello tattico?

La resilienza consiste nella capacità di continuare a operare anche in condizioni avverse. A livello tattico, i dati rappresentano il carburante dell'intelligenza artificiale. In tempo di pace, per alcuni carichi di lavoro possono essere sufficienti ambienti cloud sovrani. In situazioni di crisi o di conflitto, invece, le forze armate devono rimanere operative anche quando connettività, infrastrutture o catene di approvvigionamento risultano compromesse o sotto attacco.

La resilienza dei dati garantisce che ordini, consapevolezza situazionale e comunicazioni rimangano disponibili anche quando i sistemi subiscono interruzioni o degradazioni. Per assicurare continuità di comando, controllo e sopravvivenza operativa sono indispensabili architetture dati sicure e federate.

Anche la resilienza delle reti di comunicazione è spesso sottovalutata. Le unità navali, ad esempio, devono poter passare da collegamenti satellitari a reti mobili, LAN o altri sistemi di comunicazione in funzione dell'area operativa e delle condizioni ambientali. Mantenere la connettività in qualsiasi scenario è un requisito essenziale.

È proprio in questo ambito che NTT DATA mette a disposizione la propria esperienza nelle reti sicure, nel cloud, nella cybersicurezza e nella gestione delle infrastrutture, aiutando le organizzazioni a progettare basi digitali resilienti per gli ambienti più critici.

Come dovrebbe affrontare il settore il tema delle comunicazioni sicure?

Non esiste un unico mezzo di comunicazione "più sicuro" degli altri: la sicurezza si basa su un approccio multilivello. Ogni tecnologia di comunicazione presenta infatti specifici rischi; i segnali radio, ad esempio, possono essere intercettati o disturbati. Per questo motivo è fondamentale adottare diversi canali di trasmissione, tutti protetti da crittografia end-to-end.

Un elemento altrettanto importante è la sovranità delle chiavi crittografiche. Il controllo dei sistemi di cifratura e delle relative chiavi deve rimanere nelle mani dell'operatore. In assenza di tale controllo, anche una soluzione tecnicamente sicura può generare una dipendenza strategica. I fornitori devono inoltre garantire percorsi di comunicazione alternativi nel caso in cui uno dei canali diventi indisponibile.

Le tecnologie emergenti basate su comunicazioni ottiche e laser, ad esempio, consentono collegamenti altamente direzionali e più difficili da intercettare nelle comunicazioni satellitari o in linea di vista. Tali soluzioni integrano efficacemente tecnologie più consolidate come la fibra ottica, le reti mobili e le comunicazioni satellitari.

Come può l'industria della difesa accelerare la prontezza operativa senza aumentare le dipendenze?

Attraverso una visione end-to-end. La velocità è fondamentale lungo l'intera catena del valore: dalla definizione dei requisiti allo sviluppo, dalla produzione fino alle operazioni.

Flussi di valore integrati, sviluppo basato su modelli (Model-Based Development) e digital twin consentono di accelerare la prontezza operativa migliorando allo stesso tempo la resilienza. Nella difesa software-defined, la capacità di collegare tutte queste fasi in un unico modello di gestione del ciclo di vita permette di governare in modo continuo aggiornamenti software, modifiche di configurazione, feedback operativi e decisioni di manutenzione.

Anche i digital twin e i digital shadow rafforzano la cybersicurezza e la gestione del ciclo di vita, rendendo più trasparenti configurazioni, dipendenze, vulnerabilità e stato operativo dei sistemi. Integrati con strumenti di controllo qualità basati sull'intelligenza artificiale e con la manutenzione predittiva, migliorano la disponibilità delle risorse e riducono i tempi di inattività.

Queste capacità consentono alle organizzazioni della difesa di mantenere la propria operatività anche in ambienti ostili e di portare il supporto industriale sempre più vicino al punto di impiego.

L'innovazione come investimento strategico

Per le organizzazioni della difesa, l'innovazione ha valore solo quando può trasformarsi in capacità resilienti, governabili e interoperabili. NTT DATA fa parte del Gruppo NTT, che investe ogni anno oltre 3 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Attraverso i propri centri di innovazione globali e la co-creazione con i clienti, contribuisce allo sviluppo di tecnologie in grado di rispondere alle esigenze concrete della difesa e della sicurezza.

Le principali aree di investimento comprendono il networking e il calcolo fotonico, le reti mobili private e di nuova generazione e le architetture cloud avanzate, progettate per garantire l'allocazione dinamica dei carichi di lavoro in base alle policy, la continuità operativa e la resilienza anche in condizioni operative in continua evoluzione.

Queste tecnologie risultano particolarmente rilevanti per la NATO e per i Paesi europei che puntano a rafforzare la propria sovranità digitale senza rinunciare all'interoperabilità con gli alleati.

Per saperne di più

Scopri le soluzioni Defense & Space di NTT DATA e come supportiamo organizzazioni della difesa e realtà dual-use nella realizzazione di capacità sicure, sovrane e software-defined attraverso piattaforme digitali, infrastrutture resilienti, cybersicurezza, gestione dei dati, intelligenza artificiale e processi industriali avanzati. 


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