Tecnologia e attenzione alla sostenibilità: il binomio vincente per difendere i mari | NTT DATA | NTT DATA

mar, 15 giugno 2021

Tecnologia e attenzione alla sostenibilità: il binomio vincente per difendere i mari

Lo sviluppo tecnologico può rappresentare un importante aiuto per raggiungere la sostenibilità, ma è necessario che le aziende si aprano all’innovazione.

A cura di Maria Vittoria Trussoni, Blockchain Technology Strategist e co-lead della Championship Sustainability Goals di NTT DATA, e Martina Maffioletti, Software Developer Engineer e membro della Championship Sustainability Goals.

La lotta al cambiamento climatico è la grande sfida dell’umanità del XXI secolo. Trovare il modo di fermare la disgregazione degli ecosistemi terrestri è uno dei principali obiettivi per la società contemporanea; tra questi, quelli più in difficoltà sono i mari e gli oceani. Per cercare di porre un freno a questo processo negativo, un grosso supporto può arrivare dalla tecnologia. Per questo motivo, nel 2019 è nata in NTT DATA la “Sustainability Goals Championship”, una realtà il cui obiettivo è mettere a disposizione le competenze tecnologiche per il raggiungimento dei goal dell’ONU dell’agenda 2030. In particolar modo, grande attenzione è rivolta alla Blue Economy. Il mare è sempre stato una delle più grandi sfide dell’uomo: spazio da conquistare e nello stesso tempo risorsa da tutelare e proteggere; dalla risorsa mare l’uomo ricava costantemente alimenti, materie prime e occupazione. In poche parole, questa è l'economia del mare che in Unione Europea ha fatturato 750 miliardi di euro nel 2018, secondo la Commissione. La Blue Economy è l’evoluzione della Green Economy: mentre quest’ultima chiede alle imprese di investire per ridurre l’impatto ambientale, la Blue Economy vuole eliminare del tutto l’impatto ambientale e le emissioni dannose per il pianeta, partendo dall’oceano e approcciandosi ad esso come a uno strumento unico e fondamentale per una crescita sostenibile. L'Unione Europea sostiene l'economia del mare attraverso vari strumenti: il Fondo europeo per gli investimenti strategici per esempio, ha investito oltre 1,4 miliardi di euro in progetti di economia blu, come la costruzione di nuovi porti e la creazione di un trasporto marittimo più pulito. A questo si aggiungono la creazione di un nuovo fondo, BlueInvest, e il finanziamento da parte della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo di una serie di progetti riguardanti l'Economia Blu. In totale sono stati stanziati 45 milioni di euro per sostenere startup e PMI che sviluppano prodotti, materiali e servizi innovativi, capaci di contribuire a migliorare la conservazione degli oceani e la sostenibilità della blue economy.

Formazione, automazione, monitoraggio: come la tecnologia può aiutare l’economia del mare
Il concetto di Blue Economy è molto ampio e sono tantissime le sfaccettature che possono essere trovate al suo interno. Come NTT DATA ci siamo concentrati sul ruolo che la tecnologia può avere per garantire uno sviluppo sostenibile di questo settore, che non ha ancora aperto del tutto le sue porte alla tecnologia: per questo le idee e i progetti che vanno in questa direzione assumono ancora maggior valore. 
Come NTT DATA stiamo quindi lavorando per sviluppare, in un contesto di collaborazione con Università, partner e centri di competenza modelli di business e soluzioni tecnologiche che siano “a prova di futuro” per l’Economia Blu.

Il primo aspetto che abbiamo approfondito in cui l’esperienza tecnologica può essere molto utile è la formazione degli operatori portuali: attraverso la realtà virtuale si permette a coloro che lavorano nei porti di raggiungere competenze complete in minor tempo e in totale sicurezza; questo aspetto è fondamentale soprattutto per quanto riguarda le situazioni di emergenza. Certe circostanze, infatti, anche se adeguatamente studiate ed analizzate, non possono essere gestite in maniera adeguata se non grazie all’esperienza personale. La realtà virtuale permette di ricreare questi scenari di emergenza, dando la possibilità di prepararsi ad affrontarli in modo pronto e sicuro. 

Anche per quanto riguarda la struttura e il funzionamento dei porti l’intervento della tecnologia può essere ancora ampiamente aumentato, ad esempio attraverso l’automazione di molte strutture di servizio che, tramite l’intelligenza artificiale, possono garantire un livello di sicurezza maggiore delle banchine portuali. È possibile ideare un modello per l’oscillazione delle gru nelle operazioni di carico-scarico dei container, prevedendo gli effetti del vento. Un monitoraggio attento e preciso, che solo la tecnologia può garantire, può essere applicato a tutta l’area costiera, così da avere sempre sotto controllo le eventuali criticità meteorologiche che possono rappresentare un grosso pericolo per i porti e per i loro lavoratori; grazie a ciò, è anche possibile programmare la manutenzione, avendo la certezza di operare sempre nel massimo della sicurezza. 

Un altro campo su cui stiamo applicando il nostro approccio tecnologico è in ottica di salvaguardia delle biodiversità e in particolare l’itticoltura: si sta sempre più diffondendo l’idea che l’allevamento debba rispondere a dei canoni di qualità, che siano sempre controllati e certificati in modo da impedire lo sfruttamento senza limiti delle risorse marine a scopo commerciale. Questa operazione di verifica è resa possibile grazie all’utilizzo di tecnologie come la blockchain, strumento molto utile per individuare i problemi e monitorare gli allevamenti: è possibile mappare il ciclo di vita di ogni pesce, da quando vengono allevate le uova in poi, in modo da certificare che il prodotto finale rispetti tutti i canoni di qualità nell’intera filiera. 

Con un approccio sostenibile al business si mantiene il mare pulito

Non solo tecnologia 
Per la buona riuscita di questo progetto non è sufficiente individuare come applicare la tecnologia alla Blue Economy, ma è necessario che tutte le aziende che operano nel settore marittimo si aprano all’innovazione, ad esempio dotandosi di una figura fondamentale come quella dell’Innovation Manager, il cui scopo è proprio quello di curare i passaggi per il raggiungimento degli obiettivi di innovazione. La consapevolezza sta sicuramente aumentando, ma il gap è ancora ampio, anche perché il settore marittimo è ancora privo di un vero e proprio know-how su come sfruttare le potenzialità della tecnologia a favore del business e dell’ambiente, non solo dal punto di vista tecnico ma anche “concettuale” e organizzativo: nonostante i benefici siano evidenti e nettamente più alti dei costi, come certificano tutte le realtà che hanno già avviato questo processo. Il concetto di educazione e informazione richiede tempo, ma è importante non sprecare neanche un minuto. I fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possono dare una grossa spinta a questo processo di trasformazione, per questo è fondamentale che suddetti passi vengano fatti già entro il 2025. Il processo, per sua natura, è lento e agisce sul lungo periodo, ma molte aziende l’hanno già avviato, grazie all’ingresso nel mondo del lavoro delle nuove generazioni, più aperte all’innovazione e con una maggiore consapevolezza sulla sostenibilità. È importante che questi esempi non siano dei casi isolati ma diventino la regola: l'economia del mare offre una grande opportunità per le imprese, per il settore finanziario e per ciascuno di noi per valorizzare l’oceano, le aree costiere e rispettare gli ecosistemi marini, creando posti di lavoro e sviluppo sociale.


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