Vivere con il sorriso: la storia di Roberta | NTT DATA

mar, 27 settembre 2022

Vivere con il sorriso: la storia di Roberta

Lasciare la vita a cui si è abituati per ricominciare non è semplice, ma affrontando qualche difficoltà a volte si scoprono dei nuovi lati di sé.

Oggi racconta la sua storia Roberta Bambace, Solution Analyst

Quando andavo all’università non sapevo nemmeno cosa facesse di preciso un analista funzionale e sicuramente non avrei mai immaginato che lo sarei diventata, un giorno! Dopo una triennale in Economia Aziendale e una magistrale in Business Administration, ero convinta che la mia carriera si sarebbe sviluppata nel marketing ma poi, complice la mia curiosità, ho preso una strada diversa. Avevo finito di scrivere la tesi con qualche mese di anticipo rispetto alla data della sessione di laurea e mi ero ritrovata a chiedermi: ora che faccio? 
Così, navigando su internet, ho iniziato a scoprire il mondo di SAP, in cui c’erano delle buone opportunità professionali. Continuando a informarmi, ho trovato un corso intensivo che mi permetteva di occupare i mesi che mi separavano dalla laurea e ho deciso di iscrivermi.
Appena concluso il corso ho mandato un po’ di CV e sono stata assunta in everis, che ora è NTT DATA.

Nuovo lavoro, nuova vita
Non si trattava solo di affrontare la mia prima esperienza lavorativa, ma di cambiare completamente vita, perché il lavoro si trovava a Roma, mentre io abitavo a Pompei con i miei genitori. Mi è sempre piaciuto lanciarmi in nuove sfide e così mi sono trasferita, andando per la prima volta a vivere per conto mio. 

Il primo mese non è stato facile: per me è stato un cambiamento radicale non solo per il distacco da casa, ma anche per l’arrivo a Roma, una città che conoscevo solo da turista e che nella quotidianità dovevo vivere in un modo completamente diverso rispetto alle mie aspettative.

Ero abituata a Pompei, una città a misura d’uomo e Roma invece era così grande, non conoscevo nessuno… mi ha lasciato spiazzata. In quei primi tempi, poi, dovevo ancora costruire tutto: volevo dimostrare di essere capace sul lavoro, avevo voglia di imparare, ma allo stesso tempo volevo fare nuove amicizie: un mix di emozioni che inizialmente non è stato facile gestire. 
Sfortunatamente, il primo appartamento che ho trovato non era un granché e purtroppo non ero riuscita a costruire un grande rapporto con le mie coinquiline, che studiavano ancora e avevano ritmi e orari completamente diversi dai miei. Pensavo di essere io a non essere capace di stare lontana da casa, volevo mollare. Quando tornavo dal lavoro tendevo a starmene da sola nella mia stanza e proprio per evitare questa solitudine cercavo di tornare il più tardi possibile. 
Poi, finalmente, è arrivata la svolta: nel momento in cui mi sentivo più giù, le persone che mi stavano vicino sono riuscite a incoraggiarmi e a spingermi ad andare avanti e oggi posso solo ringraziarle, perché è stata la cosa migliore che potessi fare. Grazie a questa esperienza, infatti, ho scoperto una Roberta diversa, che prima non c’era: autonoma, indipendente, in grado di divertirsi in compagnia ma di apprezzare anche il tempo da sola.

Lockdown: si torna a casa 
Dopo il primo mese è migliorato tutto, ho iniziato a conoscere meglio i miei colleghi, che oggi sono una vera e propria seconda famiglia. 
La vita a Roma ora mi piaceva molto e proprio il suo essere più caotica di Pompei è quello che la rende interessante, perché per carattere ho voglia di stare in mezzo alle persone e in compagnia. Insomma, ero riuscita a costruirmi una quotidianità che mi faceva stare bene, poi con il lockdown è cambiato tutto: sono passata dall’avere una vita dinamica a tornare a stare sempre chiusa in casa e ho anche lasciato temporaneamente Roma per tornare dai miei genitori. 

A distanza di poco tempo, le mie abitudini sono state nuovamente sconvolte ed è proprio questo l’aspetto che ho sofferto di più, anche se sono molto legata alla mia famiglia e stavo bene insieme a loro. È stato come tornare indietro e, per non pensare a tutto quello che stava accadendo, cercavo di rifugiarmi nel lavoro e di tenere la mente impegnata con nuove cose da imparare.

Ero passata dall’avere una vita dinamica a comunicare con gli altri attraverso un pc e questo proprio non faceva per me, infatti sono stata molto contenta quando abbiamo cominciato a ritornare in ufficio e ho ritrovato quelle piccole cose che mi mancavano, come la chiacchierata o la pausa caffè con i colleghi.
Ora che la situazione sembra tornata ad una nuova normalità sto ricominciando a progettare il mio futuro a Roma, la città che mi ha adottato e in cui ho capito che voglio rimanere. 

Buttarsi, senza paura
Ovviamente non so cosa mi riserverà il futuro, ma mi piacerebbe fare qualche breve esperienza all’estero, perché ho scoperto che mi piace collaborare in contesti internazionali, che mi hanno aiutato a buttarmi anche nell’imparare una nuova lingua, lo spagnolo. Quando ho iniziato a lavorare avevo una conoscenza discreta dell’inglese, che ho via via migliorato, e non sapevo una parola di spagnolo, ma mi sono trovata a fare delle riunioni in lingua. All’inizio mi preparavo in anticipo ciò che dovevo dire e traducevo in spagnolo, studiavo e poi andavo alla riunione. Ad ogni incontro imparavo a dire sempre qualcosa in più e ora riesco a parlare senza problemi, anche se continuo a studiare!

Tutto questo mi ha insegnato che per crescere la cosa più importante è buttarsi nelle nuove esperienze con entusiasmo e determinazione e vivere ogni cosa un passo alla volta, ma sempre con il sorriso.


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