Credere in sé per realizzare i propri sogni: la storia di Flavia | NTT DATA

mar, 08 marzo 2022

Credere in se stessi per realizzare i propri sogni: la storia di Flavia

Dalla passione per la pallavolo, fino all’incontro con il sitting volley e all’avventura delle Paralimpiadi di Tokyo 2020: un impegno fatto di spirito di squadra, passione e sacrificio

Oggi racconta la sua storia Flavia Barigelli, Senior Consultant dell'area Business Process & Service Management

Fin dalle medie, la mia vita è sempre stata scandita dallo sport. Anche se giocavo a pallavolo e gli allenamenti mi portavano via tempo, ci tenevo ad andare bene a scuola, quindi fin da giovanissima ho dovuto imparare a gestire al meglio il mio tempo per seguire la mia passione e allo stesso tempo ottenere i risultati scolastici che volevo.
Non ero una giocatrice come tutte le altre: a causa della mia disabilità ho sempre giocato a pallavolo utilizzando un solo braccio, ma proprio nel mondo dello sport ho trovato un sostegno che non è scontato e che per me è sempre stato molto importante. 

Le mie compagne di squadra hanno sempre creduto in me e nelle mie capacità di atleta e, nonostante io giocassi con una mano sola, non hanno mai dubitato del fatto che potessi portare gli stessi risultati di tutti le altre.

Il mio impegno con la pallavolo è continuato anche durante l’università e, successivamente, in parallelo al mio lavoro.

Da una sfida possono nascere grandi opportunità
Dopo la laurea triennale in Ingegneria Energetica ho deciso di buttarmi nel mondo del lavoro, ma inizialmente sono rimasta delusa perché mi sono resa conto molto presto che la maggior parte delle proposte per categorie protette non era in linea con i miei studi e con quello che desideravo per il mio futuro. Poi ho scoperto un programma di NTT DATA di formazione e training on the job dedicato proprio alle categorie protette. Era una bella sfida, perché non avevo molte conoscenze pregresse di informatica, ma ho deciso di coglierla e dopo il corso sono subito entrata in azienda.
Il lavoro non era l’unico ambito in cui dovevo affrontare una nuova sfida. Dal mondo della pallavolo, infatti, sono entrata un po’ inaspettatamente in quello del sitting volley. Era uno sport che conoscevo, ma non pensavo fosse adatto alla mia disabilità perché si gioca da seduti e coinvolge molto le braccia, inoltre, non sapevo nemmeno che si praticasse in Italia. Poi, a sorpresa, arriva direttamente il contatto con la Nazionale italiana: quindi posso dire che la mia avventura nel sitting volley è iniziata proprio in Nazionale! 
Ho accettato nonostante fosse uno sport completamente nuovo per me, ma inizialmente non è stato facile. Giocando a terra le braccia hanno molto più peso, infatti lo scoglio più difficile da superare per me è stato quello di utilizzare le braccia sia per gli spostamenti in campo sia per giocare. Poi con l’allenamento sono riuscita a migliorare e mi sono innamorata di questo sport. Nel sitting volley ho imparato che in base al tipo di disabilità bisogna trovare la strategia giusta per performare al meglio durante il gioco: io, per esempio, cerco di sfruttare il più possibile le gambe per seguire la palla con le braccia.

Non essendo atlete professioniste, tutto il tempo che dedichiamo allo sport è preso dal nostro tempo libero: a differenza degli olimpionici, che si dedicano al 100% agli allenamenti, dal lunedì al venerdì ognuna di noi ha il suo lavoro, poi nel weekend si prende lo zaino e si parte per allenarsi, in diverse palestre in giro per l’Italia.

Al tempo della convocazione in Nazionale, inoltre, lavoravo e frequentavo l’ultimo anno della magistrale in Energia Termomeccanica, ma a causa dei vari impegni avevo rallentato gli studi. Poi, con la pandemia, è cambiato tutto.

Quando tutto sembrava essersi fermato
Durante il primo lockdown mi sono annoiata tanto, ero passata da allenarmi tutte le sere a stare sempre a casa. Non ero abituata e dopo il lavoro non sapevo davvero cosa fare. Così, ho deciso di riprendere gli studi, e di far fruttare le ore che risparmiavo lavorando da casa per realizzare qualcosa di positivo, in risposta a un momento che aveva messo in pausa tanti impegni e obiettivi. 
Purtroppo, proprio in quel periodo ci è arrivata anche la notizia dell’annullamento dei Giochi di Tokyo 2020. 

Nonostante le restrizioni, abbiamo fatto il possibile per mantenere il gruppo unito, anche perché attendere un evento così importante per 4 anni e poi vederlo allontanarsi così improvvisamente è stato un duro colpo per tutta la squadra.

Per stare insieme ci siamo inventate un nuovo tipo di allenamento: tutte in video, la sera, facevamo esercizi che non richiedevano di incontrarsi, come addominali, pesi e flessioni, usando gli oggetti che avevamo a disposizione in casa per sostituire ciò che normalmente trovavamo in palestra. 
Nel 2021 avevamo paura che i Giochi venissero rimandati ancora, anche perché un ulteriore rinvio avrebbe significato un annullamento di quella edizione dei Giochi, un’eventualità impensabile dopo averli attesi per così tanto tempo. Per fortuna poi l’evento è stato tutto confermato e siamo volate a Tokyo!

L’avventura delle Paralimpiadi di Tokyo 2020
Purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di girare al di fuori  del villaggio olimpico, perché il Giappone aveva stabilito delle norme anti-Covid molto stringenti da seguire. 
Entrare nel villaggio olimpico è stata un’esperienza emozionante: è come una piccola città, con i suoi mezzi di trasporto e i suoi negozi e in cui ogni nazione ha un suo edificio dedicato. Tra allenamenti e competizione i ritmi erano molto serrati ma, anche se sono stati giorni decisamente impegnativi, abbiamo avuto qualche occasione per socializzare con le altre delegazioni, una delle parti più belle di quella esperienza.
Arrivare alle Paralimpiadi ha richiesto tanto impegno e sacrificio, ma è stato altrettanto importante il sostegno che ho ricevuto all’interno di NTT DATA: ho lavorato su tanti progetti e non mi sono mai sentita ostacolata nel seguire la mia passione, anzi, sono sempre stata supportata nel mio percorso. Poi ricevere gli incoraggiamenti dei colleghi che seguivano la nostra avventura mi ha fatto davvero piacere!
Nel mio percorso ho capito che lavoro e sport non sono due mondi così lontani: grazie al sitting volley ho imparato a non mollare e a cercare sempre una soluzione, anche traendo qualche insegnamento da altri che stanno affrontando un problema simile al mio. Questo è valido nella quotidianità professionale ma anche e soprattutto nello sport paralimpico, perché i tipi di disabilità sono tanti quanti i modi differenti con cui ci si può approcciare a uno sport.

Sono fermamente convinta che credere nelle proprie potenzialità e non aver paura di fare qualche sacrificio siano punti di partenza fondamentali per ottenere risultati, non solo nello sport, ma anche nello studio e nella vita professionale.

Questo è un messaggio che, portando il sitting volley nelle scuole come squadra, vogliamo trasmettere anche ai giovanissimi che convivono con una disabilità, per diffondere i valori di questo sport e, perché no, trovare le prossime campionesse della Nazionale!


洞察

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