Per me lavorare è come un gioco: la storia di Annalisa | NTT DATA

mar, 26 ottobre 2021

Per me lavorare è come un gioco: la storia di Annalisa

Trovare la strategia giusta e pianificare la propria mossa sono una costante nell’IT, ma solo mettendosi in gioco e permettendo a tutti di esprimere il proprio potenziale, senza pregiudizi, si diventa una vera squadra.

Oggi racconta la sua storia Annalisa Bartolini, Solution Analyst

Lavorare nell’IT non era nei miei piani quando ho scelto l’università. Sognavo di fare il critico cinematografico e mi interessava anche l’organizzazione di eventi, per questo mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione con focus sul cinema e tutte le esperienze di quegli anni da studentessa erano puntate a raggiungere quell’obiettivo.
Poi, ho sentito il bisogno di una pausa. Ho deciso di prendermi un anno sabbatico e volevo sfruttarlo per migliorare l’inglese, così mi sono trasferita negli Stati Uniti per un anno per fare la ragazza alla pari. 

Allora ovviamente non potevo saperlo, ma proprio questa esperienza è diventata il mio trampolino di lancio per la carriera nell’informatica.

Quando sono tornata in Italia un’azienda cercava una persona che sapesse bene l’inglese per un lavoro in un service desk di una banca e, forte della mia esperienza degli Stati Uniti, mi sono candidata: così, grazie a quel lavoro, ho imparato tutto quello che serviva per fornire assistenza informatica in ambito bancario. 

Un cambio di rotta che si trasforma in passione

Grazie a questa prima opportunità sono poi arrivata in everis, che ora ha assunto il brand NTT DATA. Qui ho iniziato davvero ad addentrarmi nel mondo dell’informatica: non avendo una formazione tecnica alle spalle, ho imparato tutto sul campo, giorno dopo giorno. Non è facile partire da zero senza le basi e rimettersi a studiare una cosa completamente nuova, ma ho scoperto un lavoro che mi piace, anche perché trovo che assomigli molto a un’altra delle mie passioni, i giochi da tavolo: ogni giorno bisogna trovare la giusta strategia e mettere insieme bene i pezzi per arrivare a risolvere nuove sfide. Contrariamente a quanto si possa pensare dall’esterno, il mondo della tecnologia non è fatto da soli sviluppatori, l’ambito IT è talmente vasto che c’è posto anche per chi ha background formativi diversi, come il mio.

La mia formazione umanistica si è rivelata un punto di forza perché mi ha insegnato a ragionare in modo diverso e meno schematico, una qualità che si è rivelata utile anche nell’affrontare i progetti.

Specialisterne: un’esperienza che fa ripensare le relazioni con gli altri

In questi anni ho imparato non solo a padroneggiare il lato tecnico del mio lavoro, ma anche a essere più consapevole dell’impatto che ognuno di noi ha sugli altri. Nel mio ruolo di team leader ho avuto infatti l’occasione di lavorare con delle persone di Specialisterne, un’agenzia esterna che impiega persone Asperger, una condizione dello spettro autistico. Queste persone possono manifestare difficoltà nel gestire le relazioni sociali e una grande propensione per compiti schematici, come alcune attività dei progetti informatici. Gestire le dinamiche di un team in cui erano presenti anche 4 persone di Specialisterne non è stato facile: bisogna trovare insieme strategie per gestire gli imprevisti e tutto ciò che esce da uno specifico schema e imparare a incanalare al meglio i loro punti di forza, il tutto portando avanti anche le attività di progetto.

Essere la figura di riferimento in un contesto così particolare è stata un’esperienza che mi ha arricchito molto, perché da un lato mi ha insegnato che bisogna essere consapevoli che ogni persona ha una sensibilità diversa e, dall’altro, mi ha permesso di imparare qualcosa di più sul funzionamento della mente umana, anche grazie al supporto dei clinici che seguivano tutto il percorso. 
Ho costruito un buonissimo rapporto con tutte le persone di Specialisterne. Prima della pandemia, grazie a uno di loro, ho anche riscoperto la mia passione per i giochi da tavolo, perché anche lui condivideva lo stesso interesse mi ha dato lo spunto per cercare un gruppo stabile con cui giocare. Avevamo anche la nostra piccola tradizione di fare qualche partita veloce in pausa pranzo, quando era possibile! 
Questa esperienza mi ha dato molto, rendendomi più consapevole del modo di interagire quando si lavora in team. Per una persona Asperger una battuta potrebbe risultare incomprensibile in quanto tale, per esempio, quindi è fondamentale trovare una comunicazione chiara che metta a proprio agio e non crei fraintendimenti. Bisogna capire perché talvolta alcuni compiti possono generare ansia nelle persone autistiche e trovare il modo di aggirare questa difficoltà, insomma si diventa più attenti all’altro e alle sue esigenze. Con il tempo ho capito che è fondamentale soprattutto non confondere il funzionamento neurologico con la personalità



È importante infatti conoscersi e trovare il modo giusto di comunicare andando oltre le etichette, che talvolta possono costituire un ostacolo per la costruzione di un buon rapporto tra colleghi.

Oggi penso di essere più attenta a come mi relaziono con gli altri, perché ho capito quanto a volte si dà per scontato nelle relazioni tra colleghi. Tutti hanno un potenziale che può essere valorizzato, ma spesso questo aspetto passa in secondo piano perché si è tutti presi dai progetti e dalle scadenze delle varie attività. Far emergere le qualità delle persone è sicuramente una sfida che richiede tanto impegno, ma è importante per costruire un ambiente di lavoro in cui sentirsi accolti e a proprio agio.


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