Seguire la propria passione senza lasciarsi abbattere: la storia di Alice | NTT DATA

mar, 23 novembre 2021

Seguire la propria passione senza lasciarsi abbattere: la storia di Alice

Per realizzare i propri sogni la passione non basta: ci vuole tanta determinazione per andare controcorrente e riuscire a fare ciò che si desidera davvero.

Oggi racconta la sua storia Alice Lolli, Senior UX and Service Designer

Ho sempre avuto la passione per la grafica, l’arte e il design, ma per trasformarla nel mio lavoro ho dovuto superare diversi ostacoli. 
Quando è stato il momento di scegliere la scuola superiore, desideravo fare grafica pubblicitaria, ma l’unico istituto era a Bologna, a più di un’ora da casa mia. “Hai solo 14 anni, è tanta strada da fare da sola ogni giorno”, dicevano i miei genitori. Così mi hanno convinto a iscrivermi al liceo scientifico, che era più vicino a casa, ma la mia storia con la grafica non era certo finita lì. 

Dopo due anni di liceo mi sono sentita pronta per lottare per quello che volevo fare davvero: ho convinto i miei genitori a farmi passare all’istituto di grafica, impegnandomi a studiare tutta l’estate per mettermi al pari e riuscire ad affrontare il terzo anno senza restare indietro rispetto ai miei compagni.

Avevo vinto, ma volevo davvero spazzare via lo scetticismo dei miei genitori dimostrando di potercela fare. Certo, ho dovuto fare dei sacrifici, possibili anche grazie al costante supporto di mia mamma: mi alzavo alle 5 tutti i giorni, studiavo in treno, ma la nuova scuola mi appassionava molto ed ero contenta di farlo, tanto da non saltare nemmeno un giorno di scuola! 
L’impegno però non era tutto: a volte sentivo di avere qualche lacuna e il peso dei due anni di scientifico si faceva sentire, perché i miei compagni avevano imparato delle tecniche che non conoscevo.

Una doccia fredda e il cambio di rotta
Dopo la maturità ovviamente volevo continuare con la scuola di design e avevo fatto domanda per una borsa di studio, che purtroppo non sono riuscita ad ottenere. Ero sicuramente dispiaciuta per non essere riuscita a fare un passo in più verso un lavoro che mi piaceva, ma in quel periodo oltre al design stavo considerando per il mio futuro anche degli studi che mi permettessero di viaggiare e di aiutare le persone in difficoltà, così ho deciso cambiare completamente rotta e iscrivermi a Scienze Statistiche con indirizzo sviluppo e cooperazione internazionale a Bologna.

Quando ormai pensavo di aver messo da parte il sogno di fare un lavoro creativo, ho affrontato qualche mese di convalescenza, in cui ho messo da parte gli esami per un periodo. L’estate di pausa dagli studi si è trasformata in un anno sabbatico che ho deciso di sfruttare per migliorare il mio inglese, così mi sono trasferita a Londra per fare la ragazza alla pari. 
Frequentavo anche un corso di inglese e, spinta dal mio tutor, ho iniziato a mandare un po’ di CV per trovare un lavoro che mi desse l’occasione di parlare di più in un contesto professionale e sono riuscita ad ottenere uno stage di grafica pubblicitaria in un e-commerce. Ero felice di questa opportunità nel settore in cui desideravo lavorare, ma inizialmente anche un po’ titubante perché ciò che avevo studiato a scuola mi sembrava lontanissimo. 

Una volta iniziata, però, questa prima esperienza si è rivelata importantissima, perché mi ha permesso di confrontarmi con persone con più esperienza che mi hanno insegnato molto, aiutandomi a capire che quella era la mia strada professionale e a mettere le basi per diventare la professionista che sono oggi.

Una scelta controcorrente
Sono rimasta a Londra per due anni e mezzo poi, sia per avere nuove opportunità di crescita, sia per motivi di cuore, ho deciso di provare a trovare un lavoro in Italia. “Ma sei matta? Gli altri vanno via e tu torni in Italia con il mercato del lavoro che c’è?” – mi dicevano. Nonostante tutto, ho deciso di fare questo passo, anche se controcorrente. 
Può sembrare strano, ma all’inizio mi sentivo un po’ spaesata perché ero abituata ai ritmi e all’organizzazione londinese, ma la mia curiosità e la voglia di imparare mi hanno dato la spinta per trovare dei lavori che mi hanno permesso di scoprire qualcosa di nuovo e di approfondire la user experience. Dopo due parentesi a Milano e Faenza ho iniziato a cercare lavoro a Treviso, dove avevo deciso di stabilirmi con quello che oggi è il mio compagno, così dopo essermi candidata sono stata contattata da NTT DATA. Quando mi hanno detto che avevo superato il colloquio ero davvero contenta, perché seguivo già sui social Tangity, il design studio di NTT DATA, e mi piacevano molto i progetti e quello che traspariva sull’ambiente di lavoro.

L’idea nel cassetto diventa realtà
Oltre ad essere entrata in un ambiente innovativo e stimolante, ho scoperto anche di poter fare la differenza attraverso il mio lavoro: in NTT DATA è possibile dedicare del tempo a sviluppare dei progetti personali che vengono ritenuti di particolare valore per la società, così ho deciso di proporre un’idea che mi frullava in testa da un po’ mirata ad aiutare le persone in difficoltà, un impegno per me importante fin dai tempi dell’università.
Da qui la spinta per creare, insieme ad un team tutto al femminile, un servizio dedicato ai senzatetto, che permettesse loro di ottenere beni di prima necessità grazie a una rete di esercizi commerciali e donatori. Il team è stato la vera forza: lavorando insieme siamo riuscite a portare la nostra idea all’hackathon aziendale e abbiamo vinto, ma, facendo un po’ di ricerca nel mondo dell’associazionismo, abbiamo poi scoperto che il progetto così com’era non poteva funzionare.
Complice la pandemia e le difficoltà che ha creato per tutte le persone che non hanno potuto lavorare in quei mesi, abbiamo deciso di trasformare il progetto, rivolgendolo a chi fatica ad arrivare a fine mese e a gestire le spese impreviste. Dopo tantissima ricerca è nato HiRo, un servizio che fa incontrare esercenti e consumatori solidali, raccoglie fondi per le persone in difficoltà e le indirizza verso percorsi adatti a migliorare le loro condizioni nel lungo periodo. La parola hiro in giapponese significa “generoso” e rappresenta l’idea di un vero e proprio cerchio della generosità che unisce chi aiuta e chi riceve un beneficio dal servizio. Chi riceve aiuto, infatti, si impegna a rimettersi in gioco frequentando un corso o iniziando un percorso mirato a trovare la strada per superare le proprie difficoltà economiche. 
Il progetto sta prendendo forma e ultimamente abbiamo avuto anche una bella soddisfazione, che ci ha confermato che con le nostre idee possiamo fare la differenza. Di recente, infatti, abbiamo vinto un contest che ci permetterà di intraprendere un percorso per capire che futuro avrà HiRo: ci stiamo ancora lavorando, ma non vediamo l’ora che questo progetto diventi realtà! 

 

Anche se nel percorso per arrivare fin qui ci sono stati momenti di incertezza, in cui non ero convinta che questa fosse la mia strada, sono contenta di aver perseverato e di non essermi lasciata abbattere quando mi si sono presentati davanti degli ostacoli, perché seguire la mia passione e continuare ad alimentare la mia curiosità mi hanno portato a trovare un lavoro in cui posso usare la mia creatività non solo per i progetti, ma anche per creare, nel mio piccolo, un impatto positivo sulla società.


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