L’innovazione o è aperta, o non è innovazione | NTT DATA

mar, 03 novembre 2026

L’innovazione o è aperta, o non è innovazione

Per molto tempo, l’innovazione è stata considerata una capacità da sviluppare principalmente all’interno delle organizzazioni. Le aziende investivano in talenti, risorse e strutture interne per generare le soluzioni destinate a sostenere la loro crescita futura.

Tuttavia, la velocità con cui evolvono la tecnologia e i mercati ha cambiato le regole del gioco. Come sottolinea Henry Chesbrough, promotore del concetto di Open Innovation, in un mondo in cui la conoscenza è ampiamente distribuita, le organizzazioni non possono più fare affidamento esclusivamente sulle proprie capacità interne per innovare. La creazione di valore dipende sempre più dalla capacità di integrare conoscenze, talenti ed esperienze presenti sia all’interno sia all’esterno dei propri confini.

In questo contesto, l’innovazione aperta ha smesso di essere un semplice strumento di collaborazione per diventare un modello organizzativo che punta a permeare tutti i livelli dell’organizzazione. Tuttavia, entrare in contatto con startup, università, clienti o centri tecnologici è solo il punto di partenza. La vera sfida è trasformare queste connessioni in risultati tangibili.

Le idee migliori non nascono da una connessione, ma da una relazione

L’innovazione aperta viene spesso associata alla collaborazione tra grandi aziende e startup. Ma ridurla a questo rapporto significa semplificarne il potenziale. L’innovazione nasce da ecosistemi molto più ampi, nei quali università, centri tecnologici, esperti, clienti, fornitori e startup mettono a disposizione capacità complementari per affrontare sfide complesse.

La chiave non risiede soltanto nella diversità degli attori che compongono l’ecosistema, ma nel modo in cui interagiscono tra loro. Il vero valore non sta nel creare connessioni occasionali, ma nel costruire relazioni di lungo periodo.

In questo contesto, l’innovazione aperta evolve dai tradizionali modelli cliente-fornitore verso dinamiche sempre più peer-to-peer. Il valore non nasce più da una relazione transazionale, ma dalla capacità di combinare conoscenze, risorse e competenze per creare qualcosa che sarebbe difficile raggiungere in modo indipendente.

Questo cambiamento implica una profonda trasformazione del modo di innovare. Non si tratta più di aggiungere attori all’ecosistema, ma di creare reti allineate intorno a obiettivi e capacità complementari: una caratteristica che il MIT Sloan identifica come fondamentale negli ecosistemi dell’innovazione, nei quali i diversi attori si organizzano sulla base di interessi condivisi, risorse complementari e relazioni di fiducia.

L’affermazione dell’intelligenza artificiale rafforza ulteriormente questa idea. Man mano che le organizzazioni ampliano le proprie capacità interne grazie a queste tecnologie, la sfida non è più ampliare la rete, ma individuare gli attori in grado di apportare conoscenze specialistiche o vantaggi distintivi.

L’apertura verso l’esterno inizia dall’apertura interna

Costruire ecosistemi efficaci richiede molto più che avviare collaborazioni esterne.

Uno degli errori più comuni è considerare l’innovazione aperta una responsabilità esclusiva dei dipartimenti di innovazione. Tuttavia, nessun dipartimento ha visibilità su tutte le sfide, le opportunità e le capacità presenti in un’organizzazione. Limitare il rapporto con l’ecosistema a un unico team significa, di fatto, lasciarsi sfuggire opportunità di collaborazione e di creazione di valore.

L’innovazione aperta deve essere intesa come una capacità organizzativa. Richiede una cultura che favorisca la collaborazione, la condivisione della conoscenza e l’apertura verso capacità esterne, riconoscendo che le risposte migliori non si trovano sempre all’interno dell’organizzazione.

Come evidenzia l’Osservatorio Innovazione & AI 2026, promosso da CIONET e NTT DATA, le principali barriere all’innovazione non sono più tecnologiche, ma organizzative. Cultura, talento e capacità di mobilitare le risorse continuano a rappresentare i principali ostacoli per le organizzazioni.

Dalla collaborazione all’impatto

La collaborazione, da sola, non garantisce un impatto. La vera sfida consiste nel fare in modo che le soluzioni sviluppate vengano adottate dall’organizzazione e si traducano in risultati concreti per il business.

Per riuscirci, l’innovazione aperta deve essere collegata a esigenze concrete e prioritarie. Quando la collaborazione si sviluppa intorno a sfide specifiche e obiettivi condivisi, l’ecosistema smette di essere una rete di contatti e diventa un meccanismo capace di mettere a disposizione conoscenze, capacità e prospettive complementari con uno scopo comune.

È questa la visione che portiamo avanti attraverso iniziative come la Open Innovation Week, un appuntamento globale che riunisce organizzazioni come REPSOL, Sicredi e Unicaja, insieme a startup ed esperti di tecnologia e di settore, per co-creare soluzioni a sfide strategiche di business. Il punto di partenza non sono le tecnologie né le connessioni, ma le sfide che le organizzazioni devono risolvere. A partire da queste, attiviamo le conoscenze e le capacità dell’ecosistema per esplorare, validare e accelerare nuove soluzioni. L’obiettivo dell’iniziativa è fare in modo che ogni sfida si concluda con una proof of concept (PoC) validata e una roadmap chiara verso l’implementazione.

Questa è una delle iniziative che promuoviamo attraverso il Global Innovation Center Spain, dove affianchiamo le organizzazioni nell’identificazione, validazione e adozione di nuove soluzioni. Lo facciamo combinando metodologie di innovazione, user experience, tecnologie emergenti e le capacità del nostro ecosistema, per trasformare la conoscenza condivisa in un impatto concreto sul business.

Perché innovare non significa avere tutte le risposte. Significa sapere come mettere in connessione le conoscenze giuste per costruirle.


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