Come persona con una disabilità visiva, per la maggior parte della mia vita la tecnologia è stata una presenza silenziosa, che mi parlava attraverso il ritmo costante di un lettore di schermo. Quella voce ha trasformato pixel piatti in significato, la navigazione in possibilità e gli spazi digitali in luoghi che posso raggiungere e a cui posso contribuire concretamente.
Ma quando le funzionalità visive sono arrivate nella GenAI, ho iniziato a sperimentare qualcosa di completamente nuovo. Immagini che un tempo erano forme mute e indistinte sono diventate scene dettagliate. Grafici complessi sono diventati strutture comprensibili. Contesti che prima mi sfuggivano sono diventati informazioni su cui posso agire.
Per essere chiari, la tecnologia non è ancora perfetta. L’esperienza è spesso una danza frammentata e ad alto attrito, fatta di screenshot, cambi di applicazione, upload, prompt e attese. Eppure, anche in questo flusso imperfetto, il semplice potenziale di “vedere” attraverso un algoritmo continua a sorprendermi.
Entra in scena l’era dell’Agentic AI
Ma proprio mentre iniziamo a comprendere queste nuove capacità, un’evoluzione più profonda sta bussando alla porta.
L’Agentic AI promette di portare questa esperienza al livello successivo, andando oltre descrizioni isolate per arrivare ad azioni integrate. Parliamo di sistemi in grado di comprendere la mia intenzione, coordinare strumenti, prendere decisioni entro confini da me definiti e completare task multistep al mio posto.
Il passaggio dal rispondere ai miei comandi al collaborare con me per ottenere risultati è la frontiera che può ridefinire cosa significa indipendenza per oltre un miliardo di persone con disabilità nel mondo.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1,3 miliardi di persone vivono con una disabilità. Questo dato mostra la portata dei bisogni ancora insoddisfatti in tema di accessibilità e inclusione. L’Agentic AI può diventare il catalizzatore che finalmente chiude questi gap storici, ma solo se il suo sviluppo viene guidato da solidi principi etici e dall’esperienza delle comunità con disabilità.
Comprendere l’Agentic AI in termini umani
La GenAI ci permette di fare domande e ricevere risposte fluide. L'Agentic AI sposta il focus dalle risposte alle azioni. Mostra comportamenti orientati agli obiettivi, pianifica task, sceglie strumenti, si adatta quando le condizioni cambiano e lavora verso un risultato, non verso istruzioni isolate.
Possiamo descrivere l’Agentic AI come una tecnologia che costruisce sui modelli generativi aggiungendo tre capacità fondamentali:
- Scomporre un obiettivo in passaggi
- Decidere quali strumenti o servizi utilizzare per ciascun passaggio
- Osservare i risultati e adattare il piano di conseguenza
In linguaggio quotidiano, significa che il sistema non si limita a rispondere, ma ti aiuta a realizzare ciò che vuoi attraverso diverse applicazioni e contesti.
Nella pratica potrebbe significare questo: invece di dire “Riassumi questo Report”, potrei dire “Preparami all’incontro con il cliente di domani”.
Un sistema agentico potrebbe cercare tra email, documenti interni e conversazioni, estrarre gli aggiornamenti più rilevanti, trovare insight nascosti nelle slide e generare sintesi accessibili nei formati che preferisco. Invece di descrivere semplicemente un’immagine, potrebbe individuare informazioni correlate, eliminare in modo proattivo barriere di accessibilità e trasformare dati visuali in tabelle strutturate navigabili con il lettore di schermo.
Per una persona cieca o ipovedente, questo rappresenta un vero passo verso l’autonomia digitale.
Come l’Agentic AI espande l’autonomia umana
L’Agentic AI ha il potenziale di ridefinire tre ambiti essenziali della vita quotidiana:
1. Navigazione dell’informazione: il partner cognitivo
Il sovraccarico informativo colpisce tutti, ma per chi è cieco le interfacce incoerenti o non strutturate per il lettore di schermo aggiungono un ulteriore livello di attrito. La GenAI già oggi aiuta riassumendo messaggi e semplificando documenti complessi.
L’Agentic AI può andare oltre, diventando un alleato cognitivo. Può filtrare informazioni in base alle mie priorità, identificare elementi urgenti, raggruppare contenuti correlati, tradurre elementi visuali in formati accessibili e generare knowledge brief personalizzati. In questo modo elimina la fatica di dover gestire sistemi disordinati o parzialmente accessibili e la sostituisce con insight accessibili by design.
2. Orientamento fisico e digitale: guidati, non costretti a indovinare
Orientarsi e muoversi è complesso, anche con gli strumenti esistenti. Molti di noi combinano mappe mentali, GPS, memoria dei percorsi e indizi ambientali.
L’Agentic AI potrebbe integrare dati degli edifici, sensori, mappe, computer vision e informazioni ambientali in tempo reale per pianificare percorsi accessibili in aeroporti, uffici e spazi pubblici. Invece di limitarsi a descrivere ciò che mi circonda, potrebbe anticipare ostacoli, ricalcolare il percorso, interagire con sistemi dell’edificio come ascensori o API per la segnaletica, coordinando fonti diverse per un movimento guidato, non ipotizzato. Questa è navigazione come partnership intelligente.
3. Lavoro e partecipazione economica: dai limiti all’equità
La GenAI e tecnologie correlate possono automatizzare una parte significativa dei task linguistici e di ragionamento, trasformando il lavoro in numerosi settori. Per i professionisti con disabilità, però, non si tratta solo di produttività. È una questione di equità.
L’Agentic AI può funzionare come motore di accessibilità di background, convertendo dashboard non accessibili in narrazioni comprensibili, automatizzando la reportistica ripetitiva, portando in evidenza insight nascosti nei knowledge repository e segnalando problemi di accessibilità nei workflow di team. Il risultato è una collaborazione più efficace, anche quando gli strumenti non sono completamente conformi.
Siamo a un bivio etico
L’autonomia dell’Agentic AI introduce sfide etiche più profonde rispetto ai sistemi precedenti. Framework globali, come gli OECD AI Principles e le Raccomandazioni UNESCO sull’Etica dell’AI, sottolineano dignità, diritti umani e supervisione significativa.
Applicare questi valori alla disabilità significa affrontare rischi specifici:
Chi controlla gli obiettivi?
Un sistema che ottimizza per sicurezza o efficienza potrebbe restringere opzioni ritenute rischiose senza dirmi cosa è stato escluso. Potrebbe nascondere percorsi, filtrare opportunità di lavoro o orientarmi verso scelte più semplici. L’autonomia si riduce quando l’ottimizzazione avviene nell’ombra.
Quali dati modellano le decisioni dell’agente?
Se i dati di training non rappresentano adeguatamente le persone con disabilità, gli agenti faranno assunzioni errate e riprodurranno bias capaci di trasformarsi in barriere strutturali.
Quanta personalizzazione è troppa?
Per aiutarmi al meglio, i sistemi agentici potrebbero richiedere accesso a calendario, comunicazioni, documenti e pattern comportamentali. Le persone con disabilità subiscono già livelli maggiori di monitoraggio in alcuni contesti. Il rischio è che un’AI “assistiva” diventi uno strato aggiuntivo di sorveglianza.
Cosa succede quando un agente fallisce?
Gli errori dei sistemi reattivi sono contenuti. Gli errori di un sistema agentico possono invece propagarsi, creando impatti più ampi e potenzialmente rischiosi.
Un framework centrato sulla disabilità: le 4 A
Per trasformare il potenziale in progresso serve un framework centrato sulla disabilità, basato su quattro principi fondamentali:
- Autonomy (scelta e controllo): L’obiettivo primario deve essere l’espansione delle possibilità della persona. Gli obiettivi devono essere definiti dall’utente e non inferiti in modo opaco.
- Accessibility (inclusiva e assistive-ready): L’Agentic AI deve integrarsi con le tecnologie assistive, non competere con esse. L’accessibilità non è una funzionalità, è il modo in cui il valore viene erogato.
- Accountability (trasparenza e responsabilità): La responsabilità appartiene a organizzazioni e sviluppatori, non agli utenti che dipendono dagli strumenti. Devono essere previsti log chiari e canali di contestazione.
- Agency (co-creazione con persone con disabilità): Le persone con disabilità devono essere co-designer, tester e decisori. La partecipazione non è opzionale, è ciò che distingue strumenti inclusivi da strumenti che escludono.
L’era dell’autonomia collaborativa
Il confine tra “tecnologia assistiva” e “tecnologia mainstream” si sta dissolvendo. Abbiamo l’occasione di rendere l’accessibilità un elemento strutturale nel modo in cui costruiamo l’AI, trasformando gli strumenti in veri partner intelligenti.
La tecnologia è pronta a collaborare. La domanda è: gli sviluppatori sono pronti ad ascoltare? Tutto inizia includendo le persone con disabilità nella progettazione, non solo nei test. Se incorporiamo i valori giusti oggi, l’Agentic AI non si limiterà ad assisterci, ma contribuirà a costruire un mondo progettato per tutti.