NTT DATA, uno studio globale rileva che il 61% delle | NTT DATA

mar, 16 luglio 2019

NTT DATA, uno studio globale rileva che il 61% delle aziende del settore dei servizi finanziari e delle assicurazioni investe nel settore delle piattaforme digitali. Obiettivo è superare i modelli di business tradizionali.

Oltre l’80% degli intervistati ritiene che Amazon e gli altri giganti tecnologici potrebbero in breve tempo diventare i principali i concorrenti

Milano, 16 luglio 2019 – Dai risultati della ricerca pubblicati oggi da NTT DATA emerge che le tecnologie digitali, la maggiore concorrenza e le crescenti aspettative digitali dei consumatori stanno stimolando il 61% delle aziende di servizi finanziari e di assicurazione (FS&Is) ad abbandonare i modelli di business tradizionali incentrati sulla vendita di propri prodotti. 

Il 90% delle FS&Is intervistate dichiarano che, per fornire ai consumatori un’offerta di servizi unica e disponibile 24 ore su 24, stanno pensando di creare delle Digital Business Platform (DBP1 ) che permettano loro di lavorare con Fintech, Insurtech ed altri attori presenti nell’ecosistema digitale globale.

Inoltre, secondo il 53% degli intervistati sono le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale e la blockchain, i trend che avranno anche a breve un maggior impatto sulle FS&Is, mentre tutti gli intervistati sono concordi nel dire che i giganti della tecnologia sono già una fonte di forte preoccupazione. Infatti, dalla ricerca emerge che l’84% delle aziende “tecnologiche” già esercitano un forte influenza sui bisogni del mercato e che l’83% ritiene che i nuovi arrivati, come Amazon ed Apple, potrebbero diventare importanti concorrenti nell’offerta di prodotti finanziari.  Ne sono un esempio il recente lancio di una nuova carta di credito da parte di Apple o l’introduzione di Facebook di una criptovaluta in diretta competizione con quelle oggi circolanti.

“Le aziende come Amazon, Google e Netflix, che fanno della propria piattaforma digitale il reale valore aggiunto, sono in grado di offrire alla clientela servizi digitali facili e veloci da usare, stanno anche progressivamente cambiando le aspettative dei clienti finanziari e assicurativi” ricorda Luca Pozzoli – Practice manager Banking & Payments NTT DATA Italia. “Questi giganti della tecnologia usano modelli di business agili grazie ai quali, facendo leva sui dati raccolti dai clienti, riescono a personalizzare nuovi prodotti a prezzi competitivi servendo al meglio nel contempo la fascia di consumatori che preferisce l’uso del canale “mobile” dove semplicità e velocità sono caratteristiche distintive. 

Per indirizzare queste spinte del mercato l’85% degli intervistati ha indicato una Digital Business Platform come un’importante opportunità per riposizionare la propria azienda, mentre l’83% ha convenuto che l’integrazione di sistemi legacy core con questa DBP sia determinante per la propria posizione competitiva nei prossimi 3-5 anni. E’ interessante notare che a livello globale emerge che solo il 23% del totale degli intervistati dichiara di disporre attualmente nella propria azienda di una DBP attiva, mentre questo valore si incrementa notevolmente se lo si osserva al contesto domestico: il 43% degli intervistati italiani dichiara di aver già sviluppatp una DBP e che questa stia producendo significativi benefici sia in termini di offerta che di costo.  Questa differenza, presente anche nel mercato tedesco, può essere spiegata attraverso una probabile diversa interpretazione del significato del termine di DBP: associandola all’apertura alle terze parti guidata dall’adeguamento PSD2 in corso e non al reale grado d’integrazione dei sistemi della banca/assicurazione con le terze parti che consentirebbe di vendere i loro prodotti attraverso gli attuali canali bancari e assicurativi.

“Una Digital Business Platform permette alle aziende di creare e supportare svariati modelli di business in una sola struttura tecnica senza sostituire gli attuali sistemi “legacy” esistenti da decenni e che,  per lungo tempo, hanno rappresentato un freno allo sviluppo di servizi digitali” ha aggiunto Luca Pozzoli – “Creando una Digital Business Platform, banche e assicurazioni possono collaborare con fintech ed insurtech per integrare nuove tecnologie digitali, usare interfacce di programmazione applicative aperte (il c.d. Open Banking) e condividere i dati dei clienti – acquistando una nuova capacità di adattarsi alle aspettative dei clienti che chiedono servizi totalmente digitale e personalizzabili.”

Di seguito il dettaglio delle principali evidenze emerse nello studio e alcuni aspetti chiave:

Il 61% degli intervistati dichiara che il settore FS&Is sta cambiando i propri modelli di business per competere con aziende come Amazon ed Apple che fanno della propria piattaforma digitale il principale fattore critico di successo. 
o Il 17% intende migliorare i prodotti attuali e cominciare a venderli tramite partner presenti sia all’interno che all’esterno del settore dei servizi finanziari/assicurativi
o Il 14% intende diventare il miglior fornitore di customer experience e vendere prodotti di altre aziende di servizi finanziari/assicurativi (non i propri)
o Il 14% intende sviluppare un marketplace online dove poter vendere servizi finanziari e prodotti assicurativi 
o Il 14% intende creare una piattaforma come l’App Store di Apple

Tutti i settori del mondo dei servizi finanziari e delle assicurazioni stanno ridefinendo i propri modelli di business. 
o Il 52% delle compagnie intende mantenere l’attuale modello di servizio, mentre il 21% di esse ha indicato la volontà di modificarlo orientandolo verso lo sviluppo di nuovi prodotti digitali
o Il 16% delle banche è incline a prendere in considerazione la creazione di piattaforme ed il 20% pensa di farle evolvere verso marketplace online
o Il 20% delle aziende di brokeraggio, risparmio e gestione patrimoniale intende puntare allo sviluppo di nuovi prodotti ed un altro 20% intende diventare il miglior fornitore di customer experience 

La maggior parte delle FS&Is intervistate collocano il proprio modello di servizio e le proprie piatteforme di business digitale ancora in una fase iniziale:
o Solo il 23% è attualmente dotato di DBP operativa che fornisce benefici (43% nel caso del mercato italiano)
o Il 32% dichiara di aver già effettuato significativi investimenti digitali e di aver parzialmente completato parte della DBP (49% per il mercato italiano)
o Il 45% delle aziende si trova nelle fasi iniziali della pianificazione o non ha nessun piano” digitale” (un modesto 9% per l’Italia).

Le assicurazioni sono più avanti rispetto ad altri settori finanziari nella creazione già avvenuta di una DBP. 
o Il 32% delle assicurazioni dichiara di aver creato una DBP (rispetto al già discusso 23% delle banche ed il 19% delle società che offrono servizi di risparmio, brokeraggio e di gestione patrimoniale).

Il mercato di riferimento nella creazione di Digital Business Platform è quello europeo spinto dall’intervento normativo indotto dalla PSD2: 
o 43% Italia
o 38% Germania
o 23% Spagna
o 22% Giappone
o 18% Regno Unito.
o 8% Stati Uniti d’America.

Le FS&Is si aspettano significativi benefici commerciali dall’investimento in una DBP. Il 23% delle aziende dotate di digital business platform funzionanti dichiarano di poter già “raccogliere i frutti” degli investimenti effettuati negli anni scorsi in termini di:
o migliore customer experience (46%)
o Capacità di rispondere più velocemente alle esigenze del mercato (44%)
o aumento dai ricavi (44%)
o Incremento della customer retention (41%)

La presenza di partnership con fintech e insurtech saranno sempre più una strategia diffusa. 
o L’84% conviene che le fintech e le insurtech rivestiranno un ruolo più importante, permettendo la creazione di nuovi modelli di partnership commerciale
o Il 66% dei partner per la distribuzione per le FS&Is comprenderà fintech e insurtech, oltre a startup di servizi finanziari ed aziende non presenti da tempo nel mercato
o Il 53% prevede di integrare un prodotto di terze parti nella propria DBP

Per il prossimo triennio quali saranno le priorità per le aziende intervistate? 

a. Una maggiore padronanza delle tecniche di digital marketing e sulle nuove modalità di ingaggio del cliente accoglie un grande consenso sia a livello globale che domestico (54%).

b. Si evidenziano invece delle differenze tra le diverse realtà nazionali. Mentre complessivamente la seconda priorità a livello mondiale è rappresentata da un miglioramento della propria capacità nel creare nuovi prodotti e servizi digitale (il 39% degli intervistati la inserisce tra le prime 3 priorità), nel caso italiano la seconda preferenza (il 46% degli intervistati) è invece rappresentata dal lancio di una reale strategia legata all’Open Banking e allo sviluppo di “API aperte” forse “figlia” ancora una volta del piano di trasformazione indotto dalla PSD2.

c. In ordine di importanza ancora tra le priorità, mentre per gli italiani spicca quella del “taglio dei costi” (il 46% degli intervistati) a livello mondiale questa voce si trova invece tra le ultime delle 10 priorità indicate preceduta dal lancio di piattaforme di Open Banking (le c.d. DBP), capacità di iper-personalizzare i servizi, di rispettare i vincoli normativi e accompagnare i propri clienti nel passaggio dal mondo fisico a quello digitale.

d. Trattandosi di un’indagine rivolta al mondo digitale è curioso segnalare come la talent acquisition rimane sia a livello global che a livello italiano il fanalino di coda delle priorità espresse. Ciò probabilmente è da attribuire alla crescente domanda di outsourcing nel settore digitale che delega di fatto a fornitori esterni la capacità di attrarre talenti e di metterle a disposizione del mercato.

“Gli istituti finanziari e le assicurazioni che aspirano ad essere digitali ritengono le digital business platform come il mezzo più efficiente per sviluppare nuove caratteristiche e funzioni digitali per la clientela senza un significativo intervento di modifica dei propri sistemi legacy”. continua Luca Pozzoli. “Coloro che pensano di conservare il proprio business continuando ad utilizzare tecnologie datate avranno delle difficoltà a rimanere competitivi nel mercato digitale ormai basato sull’utilizzo di piattaforme sempre più aperte alla contaminazione con le Terze Parti.” 

Per chi volesse avere maggiori informazioni riguardo ai temi affrontati dalla ricerca “Digital to the Core: Transforming Financial Services and Insurance in the New World of Digital Business Platforms and Ecosystems” può scaricarne una copia visitando Digital Business Platform Economy - Report NTT DATA .

Per la ricerca NTT DATA ha intervistato, all’inizio del 2019, 471 senior executive appartenenti al settore finanziario (bancario, assicurativo, del brokeraggio, del risparmio, dei pagamenti) di U.S.A, Regno Unito, Germania, Spagna, Italia e Giappone. Quasi il 50% degli intervistati era di aziende con ricavi annuali superiori a $10 miliardi e il 55% di coloro che hanno risposto al questionario ricopriva un ruolo dirigenziale all’interno della propria organizzazione. 

 

 

[1] DBP- Una Digital Business Platform viene definita come una piattaforma applicativa in grado di consentire una facile e semplice integrazione tra i sistemi “core” (legacy)e quelli “aperti” di Terze Parti quali Fintech o Insurtech. Questa integrazione consente non solo di fornire ad entrambe le parti nuovi servizi digitali, ma di estendere reciprocamente la collaborazione anche alle attività di vendita dei prodotti/servizi verso i clienti finali di banche, assicurazioni e Terze Parti. Il sistema combinato di sviluppo e commercializzazione dei servizi viene definito come DBP.

 

 

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