Il Cloud: 6 falsi miti da sfatare | NTT DATA

mer, 16 settembre 2020

Il Cloud: 6 falsi miti da sfatare

Accelera i risultati e suggerisce un nuovo paradigma alle aziende: per capirne meglio i vantaggi reali, iniziamo a sfatare alcuni falsi miti.

 

A cura di Stefano Veltri, Head of Open Source

I vantaggi che il Cloud offre sono molteplici, ma molto spesso pregiudicati da idee, o cosiddetti "falsi miti", che non consentono di cogliere le reali opportunità di cambiamento che offre. Vediamo quali sono i principali.

1. Il Cloud è un "job killer"
La prima paura, forse una delle più diffuse, è che il Cloud possa compromettere la propria posizione lavorativa. In realtà, i dati ci dicono il contrario: secondo un articolo del World Economic Forum  entro il 2022 le nuove tecnologie creeranno 133 milioni di nuovi posti lavoro, contro i 75 milioni di posti di lavoro che si stima saranno persi. Il saldo è assolutamente positivo e se consideriamo che le offerte di lavoro per Cloud Professional richiedono comunque anche competenze "tradizionali" inerenti linguaggi di programmazione, conoscenza di AI e machine learning, processi di delivery, allora appare chiaro che questa tecnologia non deve spaventare, ma essere vissuta come un'opportunità di crescita e cambiamento.

2. I miei dati in Cloud non sono al sicuro
Tra le altre più comuni convinzioni errate, sicuro retaggio storico del Cloud e della natura innovativa che lo ha sempre contraddistinto, troviamo il timore verso la protezione dei dati e della privacy. 
Per abbandonare questa paura basta pensare che le strategie di sicurezza messe in atto dai Cloud Service Provider (CSP) sono diversificate ed efficaci (basate sul principio della shared responsibility) e impiegano tecnologie all'avanguardia che consentono di trattare tutti i dati al massimo livello di confidenzialità e di sicurezza, applicando strategie di encryption e segmentazione che li rendono accessibili solo ai legittimi proprietari. Chi avrebbe modo, solo con le proprie forze, di dotarsi singolarmente di tali tecnologie, e a che prezzo?   
Non è tutto: per quanto riguarda il controllo dati sappiate che oggi tutti i Cloud Service Provider offrono un’aderenza a standard internazionali e di accountability di altissimo livello che garantiscono la possibilità di sapere in qualunque momento chi ha avuto accesso ai dati e quindi di mantenere un costante monitoraggio.

3. Basta che il CEO dica "Cloud-first" e...
Per affacciarsi come azienda all'utilizzo del Cloud non basta una decisione, ma bisogna definire attentamente una Cloud Strategy dettagliata e precisa. L’approccio sano e fruttuoso al "Moving to Cloud" richiede dapprima una seria analisi interna per stabilire che il passaggio al Cloud effettivamente possa portare all'azienda vantaggi tecnologici ed economici: in tanti casi da un'analisi accurata potrebbe risultare sufficiente adottare delle tecnologie di Automazione o Virtualizzazione per ottenere comunque un risultato rilevante e vantaggi per il business. Il Cloud-washing deve essere evitato. 
Chiarito quindi che è necessario andare sul Cloud, bisogna favorire un cambiamento culturale in azienda che coinvolga tutti gli stakeholder dal business alle operation, passando per strutture di staff e supporto. Non basta imporlo, serve uno spirito di squadra ed un commitment a tutti i livelli. Prima di avventurarsi nel mondo del Cloud è necessario stabilire molto bene i driver, le priorità di business, le conoscenze e skill interne, i punti di debolezza e settare correttamente le aspettative per minimizzare impatti, ritardi o, peggio, il rischio di rollback.
 
4. Il Cloud è solo per le grandi aziende
Molti sono convinti che un'azienda debba avere una certa dimensione per avvalersi a pieno dei vantaggi del Cloud, ma è esattamente il contrario. Sono soprattutto le piccole e medie imprese, che difficilmente possono permettersi infrastrutture di proprietà, a trarre i maggiori vantaggi da questo strumento, pensato anche per i piccoli che sognano in grande. Guardiamo al caso di Pokemon Go. Nessuno si aspettava avrebbe raggiunto milioni di utenti in pochissimi giorni e una soluzione monolitica non avrebbe consentito di far fronte alla domanda crescente e ad una qualità soddisfacente del servizio. La scelta di ingegnerizzare la soluzione su Cloud si è rivelata vincente ed ha rappresentato un volano di crescita impareggiabile.

5. Il Cloud serve principalmente a risparmiare
Sicuramente il risparmio è un elemento importante, ma non è sempre detto che sarà sempre risultato più apprezzato. Ci sono tanti altri driver che consigliamo ai nostri clienti di valutare: business agility e versatilità caratterizzano quello che noi definiamo un modello liquido, capace di trasformare il business aziendale alla velocità richiesta dal mercato. 

6. Sul Cloud non ci sono standard di riferimento
In ambito IT siamo stati abituati agli standard (ISO, ecc.) che regolamentano nel dettaglio architetture, networking, applicazioni e API e sul cloud siamo portati a dire che “non esistono più standard di riferimento”. In realtà si è affermato uno standard "de facto" sul Cloud che la quasi totalità dei CSP adotta: l'Open Source.
Esistono community come la Cloud Native Computing Foundation che guidano l’innovazione a livello internazionale in ambito Cloud  e che tutti i principali CSP recepiscono e valorizzano. Da questo punto di vista il Cloud è collaborazione prima ancora che innovazione.



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